lunedì 3 marzo 2008
venerdì 8 febbraio 2008
domenica 16 dicembre 2007
CASTEL DI GUIDO (XVIII MUNICIPIO): DOVE E' IL COMUNE?
INTERROGAZIONE URGENTE
Il sottoscritto Consigliere Comunale di Alleanza Nazionale, On. Federico Guidi
- PREMESSO che il trasporto pubblico della linea ATAC 023, i cui capolinea vanno da Campo Lorium Castel di Guido alla Stazione di Ponte Galeria, passerebbe mediamente solo ogni cinquanta minuti;
- Che per raggiungere il centro cittadino i residenti di Castel di Guido sarebbero costretti ad utilizzare da Castel di Guido la linea 023 fino a Malagrotta e da qui la linea 246;
- TENUTO CONTO che la lunga attesa di uno dei due mezzi pubblici a Malagrotta metterebbe a rischio la incolumità dei residenti di Castel di Guido, essendo in la zona in questione a rischio sicurezza per la presenza di extracomunitari e senza fissa dimora che commetterebbero quotidianamente episodi criminosi, quali scippi e aggressioni soprattutto agli anziani e alle donne;
- RICORDATO che a Castel di Guido oltre alla ASL, al seminario ed albergo di proprietà dei “Legionari di Cristo” vi sono anche un’Azienda Agricola con vendita di prodotti tipici locali e l’Oasi Naturalistica gestita dalla LIPU, meta di numerosi cittadini romani e turisti;
- CONSIDERATO che presto entrerà in funzione il nuovo sito cimiteriale di Castel di Guido;
INTERROGA
Il Sindaco e l’Assessore competente per sapere se non ritengano opportuno intervenire presso l’Azienda ATAC affinché sia creato un unico collegamento che trasporti gli utenti da Castel di Guido alla fermata della Stazione Aurelia delle FF.SS. e Stazione Metropolitana linea A di Piazza Giureconsulti e viceversa, o in sub-ordine sia spostato il capolinea della linea 246 a Castel di Guido, agevolando non solo i residenti di Castel di Guido, ma anche tutti coloro i quali desiderino raggiungere agevolmente le strutture presenti nella località stessa.
On. Federico Guidi
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Castel di Guido
Vittoria dei Cittadini-NO al campo nomadi
Dopo la raccolta di firme per dire no al campo nomadi, la protesta si è tradotta in mobilitazione dei Cittadini di Castel di Guido.
La protesta è stata concretizzata in un’assemblea pubblica, coordinata da Marisa Barbieri di A.N, che si è svolta nel pomeriggio del 22/08/07 sulla piazza del Borgo di Castel di Guido. Durante l’assemblea hanno preso la parola, oltre ai politici, molti Cittadini per manifestare il loro disagio ed evidenziare come questa zona sia considerata ,da sempre,”terra di confine” e “territorio separato dalla città di Roma”.
Le ragioni della protesta dei Cittadini sono state recepite e se ne sono fatti carico : On. Federico Guidi di A.N., Marisa Barbieri di A.N. , Nicola Stampete UDEUR e Nicola Sacchinelli UDEUR, i soli politici presenti a fianco dei Cittadini in quel “caldo” pomeriggio di Agosto.
La segreteria del Sindaco, a seguito dell’azione svolta dai politici sopra indicati, ha inviato una nota al presidente del XVIII Municipio ,qui di seguito riportata, rassicurando che il campo nomadi non verrà costruito a Castel di Guido o comunque nel territorio del Municipio.
Testo integrale della nota.
“Gentile presidente,
in merito alle voci che in questi giorni vengono fatte circolare nel XVIII Municipio, circa la realizzazione di un campo nomadi in quel territorio, la informo che ciò non risponde a verità.
Purtroppo negli ultimi mesi organi politici o di stampa hanno utilizzato questi temi per alimentare tensioni, senza avere elementi minimi per dimostrare ciò che affermavano.
Nel rammaricarmi per la situazione venutasi a creare con la cittadinanza, le do ampie rassicurazioni sul fatto che non sono previsti interventi nel suo territorio che riguardino la realizzazione di campi nomadi.
Sperando che ciò possa essere utile per un sereno dialogo con i cittadini. le invio cordiali saluti.”
Il vice capo di gabinetto del Sindaco
Luca Odevaine
Roma 09/10/07-- Prot. 59552
Ricevuto in XVIII Municipio in data 09/10/07-- Prot. 49535
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Da Castel di Guido
Prolungamento Linea Autobus 246
Gli abitanti del XVIII Municipio della zona ( dimenticata dalle Istituzioni)comprendente
Castel di Guido, Campeggio Lorium, Via Neviani, La Bottaccia, Via Seganti, Via Bolasco e vie limitrofe, centro ippico, Consorzio Residenza Aurelia, Congregazione Legionari di Cristo (seminario e Centro accoglienza Spiritualità), Azienda Agricola Castel di Guido, Agricoltura Nuova, Oasi LIPU, agriturismi di zona,
chiedono il prolungamento della linea Autobus 246 da Malagrotta a Via dell'Arrone eliminando l'identico tratto della linea dello 023.
La richiesta è motivata dal bisogno di un collegamento diretto e veloce con:
1) Roma: Metro linea A di P.zza Giureconsulti,Liceo Statale Seneca, Uffici Municipio XVIII, Sindacato CAF, Stazione Aurelia treno Metropolitano, ospedale Aurelia Hospital;
2) Massimina: Farmacia,Scuole Superiori, Liceo di via Casal Lumbroso, scuole medie di Via Vanni e Ildebrando Della Giovanna, PP.TT. Ufficio n.140 (cap 00166), Banche, Centri Commerciali, ASL, Studi Medici convenzionati, Centro Anziani;
3) Castel di Guido: Parrocchia, ASL, Azienda agricola, scuola elementare, cimitero ecc. (lo 023 passa solo ogni 50 minuti).
In tal modo dalla zona intorno a via di Castel di Guido basterebbe prendere il 246 (che passa ogni 12 min) per recarsi a Roma o Massimina, risparmiando mediamente da mezz'ora a un'ora rispetto alla situazione attuale (tanto all'andata e altrettanto al ritorno). Invece attualmente molti ora usano l'auto privata o si fanno dare un passaggio in auto fino a Malagrotta, dove poi prendono il 246, e viceversa al ritorno.
Ulteriori vantaggi
1) SICUREZZA: i Cittadini non dovrebbero sostare a Malagrotta la sera e notte in attesa dello 023 (passaggi ogni 50 minuti). Malagrotta è” terra di nessuno” vedere cronaca nera per i fatti di micro-criminalità avvenuti;
2) Possibilità reali del potenziamento commerciale della zona Castel di Guido: Galoppatoio, OASI LIPU, COOP. SPACCIO AGRICOLTURA NUOVA, RESIDENZA LEGIONARI DI CRISTO;
3) E’ opportuno chiarire l’importanza del centro ricettivo MARIA MATER ECCLESIAE dei Legionari di Cristo sita in Via Corrado Barbagallo n.20 ex- Hotel Americana. In questa struttura vengono ospitati sia gruppi di Spiritualità che Sacerdoti, di tutte le nazionalità, che frequentano l’Università Europea di Roma (università legalmente riconosciuta) sita in via Aldobrandeschi, 190 dove vi è una fermata del 246. Gli studenti ospitati nel centro hanno enorme difficoltà per raggiungere l’Università dal Centro M.M.E. così anche i gruppi di spiritualità il centro di Roma. E’ opportuno ricordare delle cifre i Legionari di Cristo: hanno 2500 Seminaristi di varia nazionalità che vengono a Roma e circa 700 Sacerdoti che frequentano l’Università per acquisire il dottorato, queste sono cifre molto importanti;
4) Possibilità di offrire un’opportunità a costo zero agli anziani, che hanno la tessera intera rete, e Cittadini di tutta Roma di raggiungere la campagna romana e godere giornate nel verde con mezzi pubblici METRO+AUTOBUS 246, quindi, offrire visite Oasi Lipu e possibilità di acquisto di prodotti Agricoli della Coop. AGRICOLTURA NUOVA presso Spaccio Comunale. La Coop Agricoltura Nuova avrebbe la possibilità di ampliare l’offerta allestendo dei tavoli ed offrendo, come già fa nella sede principale, pranzi a basso costo ”menù a prezzo fisso”.
5) Viabilità Aurelia: Possibilità di creare un nodo interscambio Auto privata-Autobus per i cittadini di Maccarese, Aranova, Fregene, Testa di Lepre, Passoscuro ecc. Questi pendolari potrebbero raggiungere la linea Metro A di P.zza Giureconsulti;
6) Collegamento diretto con il Cimitero di Castel di Guido, anche in vista di un prossimo ampliamento.
mercoledì 7 novembre 2007
La metro A guasta nonostante i mld spesi
Gli utenti della metro A, da questa mattina, stanno subendo guasti e sospensioni del servizio in continuazione. Eppure sono 4 anni che sono in corso (con conseguente chiusura anticipata del servizio alle 21) lavori milionari per restaurare una linea la cui sicurezza è tutt'altro che garantita. Se non è colpa di chi governa la città do oltre 10 anni, di chi è?
I clienti di Met.Ro. pagano un abbonamento di pari costo ad altre città italiane metro provviste (e senz'altro migliori, parliamo per esperienza diretta) eppure hanno continui disservizi. E' secondo voi giusto tutto ciò?
sabato 3 novembre 2007
INTERROGAZIONE GIRO E BALDELLI DEL 20 GIUGNO 2007 SUI CAMPI NOMADI A ROMA (IL GOVERNO NON HA ANCORA RISPOSTO)
Atto Camera
Interrogazione a risposta scritta 4-04105
presentata da
FRANCESCO MARIA GIRO
mercoledì 20 giugno 2007 nella seduta n.173
GIRO e BALDELLI. -
Al Ministro dell'interno.
- Per sapere - premesso che:
visto che il comune di Roma vuole «delocalizzare» un numero consistente di Rom con insediamenti in appositi campi scelti nel territorio dei Comuni della Provincia di Roma;
considerato che tra le varie aree che sarebbero state individuate per il trasferimento ci sarebbero, come riportato dagli organi di stampa il giorno 19 giugno, oltre Castel Romano, Castel di Guido, Settecamini (Guidonia) e Montelibretti;
visto che questi territori hanno delle caratteristiche ambientali, paesistiche, di sviluppo e di forte attrattiva e che, come Montelibretti, sono collegate tramite la Rete Metropolitana RM 1 (Montelibretti-Fiumicino) e quindi con un forte pendolarismo;
visto che già in passato si è presentata l'ipotesi di trasferire circa 1.000-1.500 nomadi su ogni campo sosta;
visto che gli organi di stampa riportano che il primo campo nomadi andrà ad insediarsi su Montelibretti;
visto che l'amministrazione Comunale di Montelibretti non è stata assolutamente informata -:
nel Patto di Sicurezza siglato dal Prefetto Serra, Sindaco Veltroni e Ministro dell'interno, quali siano i criteri per i quali sarebbero state scelte le suddette aree che hanno un forte interesse paesistico e ambientale e che sicuramente con l'insediamento di detti campi diventerebbero terra di conquista;
se sia stato elaborato uno studio sull'impatto sociale dei nomadi dato dal rapporto percentuale dei nomadi sulla popolazione residente e se quindi sia stato considerato l'enorme impatto di campi nomadi sui Comuni. (4-04105)
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Perché pagare di più?
Categoria campi, capitale, cittadini romani, degrado, giro, interrogazione, nomadi, Roma, simone baldelli, Veltroni
sabato 27 ottobre 2007
lunedì 15 ottobre 2007
C’è il degrado sotto il «red carpet»

di Valeria Arnaldi - lunedì 15 ottobre 2007
Sotto i riflettori vip e attori, dietro le quinte, degrado e abbandono. A pochi giorni dall’inaugurazione della seconda edizione della Festa internazionale del Cinema, in programma all’Auditorium dal 18 al 27 ottobre, il Villaggio Olimpico sembra diviso in due. Dal lato di viale De Coubertin si possono vedere gli operai al lavoro per completare l’istallazione dei padiglioni, destinati a ospitare i centri di informazione, la biglietteria, i bar e i piccoli cinema-shop. Dall’altro, invece, a catturare l’attenzione sono buche, avallamenti o dossi in strada e sui marciapiede, crepe e spaccature nell’asfalto, segnaletica divelta o danneggiata, graffiti, rifiuti abbandonati, senza dimenticare l’insediamento abusivo composto da più roulotte di rom.
Già lo scorso anno, proprio a pochi giorni dalla Festa, avevamo documentato le due realtà del Villaggio Olimpico, denunciando la disparità di trattamento, che dimenticava i residenti per concentrare gli sforzi sui servizi rivolti agli ospiti vip e agli spettatori. Tutto a fronte di una politica di promesse, ripetute negli anni, sui «prossimi» interventi di restyling dell’area. Lungi dall’essere stato colmato, il divario, quest’anno, si è fatto ancora più profondo.
Si comincia dalle buche, che, presenti in gran quantità su strade e marciapiede - non segnalate - costringono a difficili slalom sia quattro e due ruote che pedoni. È protetta su tre lati da una transenna mobile, invece, una grande voragine nei giardini sotto il viadotto. Le protezioni, però, erano già state posizionate oltre un anno fa. Da allora l’unico intervento è stato la sostituzione delle transenne stesse, danneggiate da acqua e tempo. Le aree verdi che caratterizzano la zona, nella quasi totalità dei casi, sono trasformate in sterrati. Piante selvatiche e erbacce crescono in abbondanza sull’asfalto, sui piedistalli dei gruppi statuari e, perfino, sui cavi del telefono.
Ai disservizi comuni se ne sono aggiunti altri eccezionali, come la prostituzione. Allontanate anni fa dalla zona - in parte grazie alla costruzione dell’Auditorium accompagnata dal potenziamento di controlli - le prostitute perlopiù giovani romene, ogni notte lavorano indisturbate nelle strade di accesso al Villaggio dal lato di Lungotevere, sfruttando la quotidiana mancanza di controlli e l’oscurità delle vie interne, dove, spesso si appartano con i clienti.
Il buio favorisce pure l’attività di writers, responsabili dei numerosi graffiti e murales, e l’alto numero di clochard e sbandati, che, quando cala la sera, utilizzano i giardini come dormitorio. A testimoniarne la presenza sono i molti rifiuti abbandonati in strada: stracci, coperte, cartoni, avanzi di cibo e, bottiglie vuote di birra e alcolici vari, e, in alcuni casi, mobili. Ai cumuli di sacchetti accatastati uno sull’altro e di immondizia sfusa, si aggiungono vere discariche a cielo aperto e, soprattutto, tra i palazzi. La prima sorge nell’area precedentemente occupata da un benzinaio, poco distante da quella in cui, ogni venerdì si tiene il mercato, appena riasfaltata. In un’area solo parzialmente transennata si trovano materiali edili, cavi rotti, bidoni, pezzi di legno.
Poco diverso lo scenario in uno dei giardini che fronteggiano il circolo sportivo. Qui si trovano addirittura pezzi di grondaia, tubi e lamiere. Una miglioria, rispetto allo scorso anno, sembra esserci. Le roulotte dei nomadi non sono più parcheggiate nelle strade ampie e visibili, ma sono state temporaneamente spostate in vie di minor passaggio all’interno del Villaggio stesso. Il Comune, stavolta, ha giocato d’anticipo: lo spostamento, infatti, era stato effettuato anche per la prima edizione del festival, ma quando questo era già iniziato. E come l’anno scorso le roulotte torneranno ai loro posti dopo la Festa. A indicare le loro postazioni sono addirittura le strisce blu, che si interrompono proprio dove, di norma, sono parcheggiate ogni giorno le «case» dei rom.
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http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=213329&START=0&2col=
Categoria cittadini romani, degrado, prostituzione, rom, Roma, sicurezza, Veltroni
martedì 9 ottobre 2007
Il caso-Roma, sempre più città delle tasse


di Omar Sherif H. Rida - martedì 09 ottobre 2007
A Roma, le famiglie e le imprese pagano più tasse rispetto alle altre grandi città d’Italia. Un primato che tuttavia non significa, come suggerirebbe la logica, un elevato livello dei servizi offerti dall’amministrazione: nella speciale classifica della qualità della vita infatti, la capitale figura solo al cinquantunesimo posto. La conferma, impietosa, è arrivata con la ricerca presentata ieri dall’Andoc (l’associazione nazionale dottori commercialisti), realizzato in collaborazione con il centro studi Cives. E Roma figura in seconda posizione (prima Siena) anche nella graduatoria pubblicata, sempre ieri, da «Il Sole 24 Ore», stilata sulla base del gettito medio per abitante dei quattro principali tributi locali (Ici, Irpef, Tarsu, energia elettrica). Già il 21 agosto scorso, da queste colonne, avevamo mostrato quanto lo studio della Cgia di Mestre che piazzava Roma al 12° posto nella graduatoria delle imposte locali (con Milano al primo) fosse ingannevole: per ribaltare la situazione e fare schizzare la «città eterna» in testa - come aveva evidenziato il senatore di An, Andrea Augello - , era bastato sganciare Irap e Irpef dal reddito pro capite.
Questa volta lo studio dell’Andoc ha preso come campione le nove più grandi città italiane, rilevando gli indici 2007 relativi alle addizionali comunali e regionali e alla tariffa rifiuti. Per semplificare il quadro si è assunta un’ipotesi standard di una famiglia di quattro persone, con un reddito annuo di 27mila euro, residente in un’abitazione di 80 metri quadrati. La prima tabella mostra l’incidenza delle addizionali comunale e regionale Irpef (sommate) sul reddito: con l’1,90 per cento Roma è seconda dietro Bologna (1,95) e subito prima di Napoli (1,90). Milano è ultima con l’1,15 per cento. Non va meglio per quanto riguarda la tariffa rifiuti: solo a Venezia - dove fornire il servizio di raccolta rifiuti in modo capillare è oggettivamente complicato - si paga un’imposta annua (242 euro) superiore a quella di Roma (240 euro). Nella capitale la famiglia tipo paga addirittura il 75 per cento in più rispetto a una fiorentina (138 euro) e il 33 per cento in più di una torinese (182 euro). Va un po’ meglio per l’Ici (in attesa della revisione degli estimi), dove per un immobile di 80 metri quadrati con valori catastale rivalutato pari a 90mila euro, Roma è «solo» quarta con 1.063,71 euro. Ma la vera prova del nove arriva con il prospetto che unisce i dati dell’Irpef comunale e regionale con la tassa sui rifiuti: Roma, con 753 euro annui, risulta la città con la tassazione locale più alta, seguita solo da Bologna (746 euro) e Napoli (739 euro), con Milano in penultima posizione con i suoi 561 euro e Firenze fanalino di coda (462 euro).
Per verificare la proporzionalità tra il livello dei tributi locali e quello dei servizi offerti dalle amministrazioni, l’Andoc ha poi incrociato i dati emersi con la classifica 2006 sulla qualità della vita pubblicata da «Italia Oggi». Un raffronto che ha evidenziato ancora di più il paradosso: con l’eccezione di Bologna infatti - sesta nella graduatoria di «Italia Oggi» e seconda in quella dell’incidenza delle imposte locali) -, le altre tre città tra le prime quattro per livello di tassazione si segnalano per un risultato inversamente proporzionale rispetto alla qualità della vita. Roma, come già detto, è prima per incidenza della fiscalità e 51esima in quella dei servizi offerti. Napoli è terza come pressione fiscale e all’ottantacinquesimo posto di «Italia Oggi», Palermo è rispettivamente quarta e 83esima. «La fiscalità locale - commenta il presidente dell’Andoc, Riccardo Losi - sta diventando aggiuntiva e non sostitutiva rispetto a quella nazionale. Non vi è dubbio che dall’analisi emerge come Roma sia fortemente penalizzata». Una penalizzazione che in futuro sembra destinata ad aumentare.
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http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=211906&START=0&2col=
Categoria capitale, cittadini romani, Roma, tasse, Veltroni
lunedì 1 ottobre 2007
sabato 1 settembre 2007
CASA NOSTRA
TRATTO DA "L'ESPRESSO"
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Casa-Nostra/1742269&ref=hpstr1
di Marco Lillo
Ministri, presidenti delle Camere, sindacalisti, politici. Attuali ed ex. Hanno acquistato attici e appartamenti da enti pubblici o da privati a prezzi di favore. Rendendo doppio il privilegio che spesso già avevano come inquilini. Ecco nomi e cifre dell'ultimo scandalo immobiliare
Ci sono ministri e leader di partito, ex presidenti del Parlamento e della Repubblica, magistrati e giornalisti. La nazionale dell'acquisto immobiliare scontato è talmente vasta e assortita che ci si potrebbe fare un ottimo governo di coalizione. Si va dall'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga ai presidenti della Camera e del Senato del primo governo Prodi: Luciano Violante e Nicola Mancino.
Dalla famiglia del presidente dell'Udc Pier Ferdinando Casini a quella del ministro della Giustizia Clemente Mastella passando per la figlia del deputato di An Francesco Proietti. C'è il candidato leader del Partito democratico, Walter Veltroni e il presidente del Senato Franco Marini. Non mancano la Borsa, con il presidente della Consob Lamberto Cardia e il mondo del lavoro con il segretario della Cisl Raffaele Bonanni. C'è il senatore Udc Mario Baccini e il responsabile della Margherita in Sicilia Salvatore Cardinale. Situazioni diverse tra loro che talvolta convivono nello stesso palazzo.
Prendiamo lo stabile Inpdai di via Velletri, a due passi da via Veneto. Al primo piano la moglie di Walter Veltroni ha comprato più o meno allo stesso prezzo pagato dall'ex sottosegretario Marianna Li Calzi che abita al quarto. Ma le due storie sono diverse. Li Calzi ha ottenuto il suo attico alla vigilia della svendita a seguito di una discussa procedura pubblica. Veltroni invece è nato nelle case dell'ente previdenziale dei dirigenti. L'Inpdai aveva affittato sin dal 1956 un appartamento al padre, dirigente Rai. Nel 1994 i Veltroni restituirono all'ente i due alloggi nei quali vivevano Walter e la mamma per averne in cambio uno più grande, il famoso primo piano di via Velletri da 190 metri quadrati che nel 2005 è stato acquistato dalla moglie del sindaco, Flavia Prisco, per 373 mila euro. Il prezzo è basso per effetto non di un'elargizione personale ma per il meccanismo degli sconti collettivi concessi a tutti allo stesso modo. Altra cosa ancora sono gli acquisti delle case dell'Ina ora finite a Generali e Pirelli. Questi colossi privati in alcuni casi si sono comportati come spietati alfieri del libero mercato.
Altre volte hanno fatto prezzi bassi per blocchi di appartamenti finiti poi a famiglie dai nomi noti come Mastella e Casini. Scelte discutibili per società quotate in Borsa come Pirelli e Generali che dovrebbero puntare solo al profitto e che, evidentemente, hanno pensato di fare gli interessi dei propri azionisti cedendo appartamenti ai politici e ai loro amici a valori bassi. Insomma, ci sono differenze radicali tra venditore privato e ente pubblico ma anche all'interno delle due categorie. Se non bisogna far di tutta l'erba un fascio però ci sono due cose che accomunano i protagonisti della nostra inchiesta: sono potenti che hanno pagato troppo poco ieri per l'affitto e oggi per l'acquisto.
Inoltre nella maggioranza dei casi in quegli immobili sono entrati grazie a conoscenze, entrature e amicizie. Questa disparità di trattamento con i comuni mortali non è una novità. Emerse con violenza populista nel 1996 durante il primo Governo Prodi grazie alla campagna 'Affittopoli' de 'il Giornale' di Vittorio Feltri. Oggi quegli stessi immobili affittati dieci anni fa ad equo canone sono stati svenduti definitivamente e il privilegio è stato reso eterno.
Per fare qualche esempio: Lamberto Cardia, presidente Consob, pagava 1 milione e 100 mila lire al mese di affitto nel 1996 e ha comprato nel 2002 a 328 mila euro 10 vani e due posti auto a due passi dal Palaeur. Maura Cossutta, onorevole dei Comunisti Italiani, pagava 1 milione e 50 mila lire allora e compra nel 2004 quattro camere, due bagni e balconi a due passi da San Pietro a 165 mila euro. Franco Marini pagava 1 milione e 700 mila lire allora e compra nel 2007 a un milione di euro due piani ai Parioli. A rendere 'svendopoli' ancora più odiosa di 'affittopoli' c'è il peggioramento drastico del mercato della casa. Il trattamento di favore diventa un'offesa insopportabile per chi è costretto a combattere ogni giorno con l'ufficiale giudiziario che vuole sfrattarlo.
Per capire 'svendopoli' bisogna iniziare il nostro viaggio da via Clitunno, nel quartiere Trieste. In questa strada immersa nel verde, ci sono due palazzi che facevano parte del patrimonio Ina-Assitalia e che rappresentano bene il confine tra i sommersi e i salvati delle dismissioni. Lì abitava, prima della separazione, Pier Ferdinando Casini con la prima moglie Roberta Lubich e le due figlie minorenni. Nello stabile accanto abitava una coppia di dipendenti Assitalia: Davide Morchio e la moglie Maria Teresa.
Negli anni Novanta le famiglie Morchio e Casini sono uguali: entrambi inquilini delle Generali, pagano un canone basso e sperano di poter comprare l'appartamento con lo sconto. Poi arrivano le vendite tanto attese e l'uguaglianza svanisce: la famiglia Lubich-Casini rileva a prezzi di saldo tutto il palazzo. Morchio insieme ad altre 19 famiglie deve andar via. Nessuna offerta per lui dalla nuova proprietà, che per ironia della sorte è Caltagirone, il nuovo suocero di Casini. Gran parte degli inquilini, come l'ex ministro verde Edo Ronchi che può permettersi di comprare lì vicino, lascia il campo. La famiglia Morchio invece resiste all'ufficiale giudiziario che chiede l'intervento della forza pubblica. "Abbiamo un contratto che ci dà il diritto di prelazione", spiega Davide Morchio, "ed è stato ignorato. Nel palazzo vicino hanno potuto comprare a prezzi di favore. È un'ingiustizia".
Anche l'immobile dove vive la prima moglie di Casini è stato ceduto in blocco ma con una procedura atipica. Ha comprato a un prezzo basso, 1 milione e 750 mila euro, la Clitunno Spa, società creata appositamente da un manager bolognese di area Udc, amico di Casini e della prima moglie. Si chiama Franco Corlaita e ha già rivenduto tutto. Indovinate a chi? Alla famiglia Lubich. Nel novembre del 2006 la mamma di Roberta compra per 586 mila euro il secondo piano. Ad aprile del 2007 la prima moglie di Casini compra il piano terra, a 323 mila euro. Passano due mesi e il 21 giugno scorso l'operazione si chiude con la cessione alle due figlie minori di Casini del terzo piano (306 mila euro per 5 vani catastali) e del primo piano (8,5 vani per 586 mila euro).
Casini partecipa all'atto (mediante un procuratore) in qualità di genitore anche se il notaio precisa che paga tutto la moglie. Per convincere il giudice tutelare ad autorizzare la stipula dell'atto, i genitori presentano una perizia da cui risulta che l'acquisto è 'molto conveniente'. Generali non fa una piega. Inutile dire che gli inquilini del palazzo vicino sono infuriati e ipotizzano una simulazione dietro questo strano giro. Nella sostanza, dicono, la famiglia Casini ha comprato con lo sconto e noi no. Alla beffa contro i vicini, si aggiunge quella agli inquilini, senza alcuna distinzione di rango. Al primo piano del palazzetto Lubich-Casini vive in affitto Roberto Barbieri, senatore del centrosinistra e presidente della Commissione parlamentare sui rifiuti. Paga un canone di ben 3 mila euro ma è stato trattato come gli altri. Nessuno gli ha detto che il suo appartamento è diventato della figlia di Casini. Nessuno gli ha proposto l'acquisto a 586 mila euro. Con tremila euro al mese avrebbe potuto accendere un mutuo per comprare. Invece a maggio del 2008 dovrà lasciare.
Anche il caso della famiglia Mastella dimostra che non sempre le società private sono così cattive. Il ministro della Giustizia abita all'ottavo piano di un palazzo sul lungotevere Flaminio che ha fatto la stesa trafila di quello di via Clitunno. Da Ina-Assitalia a Initium, società di Pirelli e Generali. Initium è proprietaria anche dei condomini di via Nicolai alla Balduina, dove abita l'ex ministro Baccini e di via Visconti a Prati, dove vive Francesco Cossiga. Gli inquilini di questi palazzi non sono stati trattati come quelli di via Clitunno. Stavolta Initium ha concesso prelazione e sconto. Così nel 2004 Baccini ha comprato la sua reggia da 15 vani, due terrazze e 4 bagni per 875 mila euro e Cossiga è diventato proprietario di casa, soffitta e magazzino per 710 mila euro.
Nel caso di Mastella però Initium ha fatto di più. Il 3 dicembre del 2004 nello studio del notaio Claudio Togna (dell'Udeur anche lui) c'era una riunione familiare. I Mastella al gran completo facevano la fila per stipulare atti e il povero Togna sfornava atti come una pizzeria di Ceppaloni. Sandra Mastella ha comprato l'appartamento dove dorme il marito e si è impegnata a prendere la residenza lì per ottenere le agevolazioni fiscali. Per lei un ottimo affare: 500 mila euro per un appartamento che include una veranda abusiva (condonata) e la terrazza su tre lati che guarda il Tevere e Monte Mario dall'ottavo piano. Subito dopo la moglie del ministro ecco arrivare i figli Elio e Pellegrino.
Comprano altri quattro appartamenti, due a testa. I prezzi erano davvero allettanti. A Pellegrino vanno il primo piano da 4,5 vani per 175 mila euro e altri 6 vani al quarto piano per 300 mila euro. Va ancora meglio al fratello che si accaparra un terzo piano con 5,5 vani per soli 200 mila euro e un miniappartamento con ingresso, camera, bagno e terrazza a livello per 67.500 euro, nemmeno il costo di un box in periferia. Le case sono state pagate in gran parte grazie ai mutui concessi da San Paolo (400 mila euro alla moglie) e Bnl (un milione e 100 mila euro ai figli che dovranno versare una rata mensile di 6.430 euro). E che nessuno vada in giro più a dire che Initium è cattiva con gli inquilini.
Anche Francesca Proietti, socia di Daniela Fini e figlia di Francesco, deputato di An e braccio destro di Gianfranco, ha comprato un appartamento a un prezzo d'occasione: 267 mila euro per un secondo piano con terrazza su tre lati, salone e due camere all'Eur. Sempre dal patrimonio ex Ina arrivano gli immobili di Nicola Mancino e Luciano Violante. L'ex magistrato torinese ha pagato con la moglie 327 mila euro nel 2003 un gioiello incastonato tra i Fori Imperiali e piazza Venezia: due terrazzette, tre livelli e una settantina di metri quadrati coperti.Nicola Mancino ha comprato insieme alla figlia Chiara nel 2001 una dimora da 10 vani più una soffitta autonoma su Corso Rinascimento, a due passi dal Senato per 1 miliardo e 550 mila lire del vecchio conio. Sempre dal gruppo Pirelli Giuliano Ferrara ha acquistato l'appartamento ex Ina da 7,5 vani in piazza dell'Emporio al Testaccio nel palazzo che un tempo veniva chiamato 'il Cremlino' per l'alta percentuale di comunisti. Ferrara, che un tempo tuonava contro De Mita per il suo affitto a Fontana di Trevi, ha rilevato un sesto piano con terrazzo a 890 mila euro.
Molto più bassi i prezzi praticati dagli enti previdenziali. Grazie al doppio sconto (30 per cento più 15 a chi compra tutto il palazzo) le parlamentari Franca Chiaromonte e Maura Cossutta hanno stipulato un atto collettivo per due appartamenti in via della stazione San Pietro rispettivamente per 113 mila e 165 mila euro. Notevole anche il caso di Raffaele Bonanni. Il segretario della Cisl ha conquistato nel 2005 un grande appartamento dell'Inps al sesto piano in via del Perugino, nel cuore del quartiere Flaminio: otto vani a 201 mila euro. Con quella cifra in zona si compra solo un garage.
L'anno scorso ha fatto il colpo del secolo anche l'ex ministro e deputato della Margherita siciliana Totò Cardinale. In via degli Avignonesi, una strada bellissima tra il Tritone e via Veneto, ha messo le mani su un terzo piano da otto vani con affaccio su via delle Quattro Fontane : un gioiellino da due milioni sul mercato libero portato via per 844 mila euro. L'ultimo è stato Franco Marini. Il presidente del Senato ha stipulato il rogito il 23 aprile scorso. Un milione di euro per aggiudicarsi la casa assegnata alla moglie dall'Inpdai in via Lima: due livelli per 14 vani nel cuore dei Parioli.
Se Marini è il politico che ha pagato il prezzo più alto (per una casa che vale comunque il doppio) l'oscar del rapporto qualità-prezzo spetta al senatore UdcFrancesco Pionati. L'uomo che ha sfornato per anni pastoni per i telespettatori del Tg1 ha comprato un attico e superattico da favola in via Traversari. L'appartamento è aggrappato alla collina di Monteverde ed è affacciato su Trastevere. Grazie al solito doppio sconto ha speso un'inezia. L'allora mezzobusto del Tg uno aveva fatto ricorso al Tar per ridurre ulteriormente la valutazione e in Parlamento gli amici dell'Udc avevano presentato pure un'interrogazione parlamentare per contestare il prezzo esorbitante: 509 milioni di lire nel 2001 per 10 vani con doppia terrazza. Sì, un prezzo veramente scandaloso.
ha collaborato Laura Venuti
(30 agosto 2007)
Categoria afittopoli, Bonanni, case, Casini, degrado, Marini, Mastella, Partito Democratico, Pd, Roma, scandalo, svendopoli, Ulivo, Unione, Veltroni
lunedì 27 agosto 2007
Servizi, «rimandata» anche Acea

di Omar Sherif H. Rida - lunedì 27 agosto 2007
Il call center di segnalazioni guasti di Acea? Funziona come quello di Ama: cioè male. Almeno in relazione agli standard previsti dal contratto di servizio stipulato tra la municipalizzata che eroga l’illuminazione pubblica e il Campidoglio e valido, ricordiamo, per il decennio che va dal 1° giugno 2005 al 31 maggio 2015. E a rilevarlo è sempre l’authority comunale per il Controllo e la qualità dei servizi pubblici locali: un organo che sembra sì svolgere correttamente il suo ruolo ispettivo, dimenticandosi però di informare adeguatamente i cittadini circa la propria attività, specie quando i report danno esiti negativi. Già ieri avevamo dato conto del monitoraggio su Ama effettuato da «Cittadinanzattiva-Lazio onlus» per conto dell’authority presieduta da Carlo Leon. Un’indagine - pubblicata on line ma mai divulgata - in cui si evidenziava l’insufficiente funzionamento sia del numero verde dell’azienda comunale, sia dei tempi di ripristino dei disservizi.
Identica, anche in questo caso, la dinamica: rapporto messo in rete a luglio ma senza essere pubblicizzato. Identica la onlus che ha condotto la ricerca sul funzionamento del «call center di segnalazione guasti di illuminazione pubblica nel comune di Roma» (sempre nel periodo giugno 2006-febbraio 2007 e sempre mediante schede di rilevazione dati): «Cittadinanzattiva-Lazio onlus». Praticamente identici anche i risultati, che hanno indicato «diverse criticità». Questi i dettagli del monitoraggio: nell’arco di nove mesi i volontari di «cittadinanzattiva» hanno effettuato 67 segnalazioni di disservizi relativi all’illuminazione pubblica al numero verde Acea, non distribuite omogeneamente nei 19 municipi. Il primo indicatore analizzato è stato il «tempo di attesa»: lo standard tendenziale dei 20 secondi previsto dal contratto è raggiunto solo nel 21 per cento delle telefonate, mentre nel 31 per cento dei casi l’attesa si protrae fino a un minuto e nel 28 per cento fino a 3 minuti. «Tuttavia - si rileva a pagina 10 - l’elemento di maggiore criticità appare l’attesa di oltre 5 minuti nel 16 per cento dei casi, un tempo nettamente superiore a qualsiasi idea di qualità nel servizio». Una definizione forte quest’ultima, e che l’authority non ha risparmiato né ad Acea né ad Ama.
Nel 70 per cento delle segnalazioni inoltre, l’operatore non si identifica al momento di rispondere. Note dolenti anche per l’altro grande item: il rilascio alla fine della telefonata del numero di pratica della segnalazione, giudicato «importante per seguire lo stato di soluzione del problema e per effettuare eventualmente ulteriori reclami». Ebbene, il numero viene fornito spontaneamente solo nel 9 per cento delle chiamate; nel 36 per cento dei casi su richiesta dell’utenza e nel 55 per cento neanche se viene richiesto esplicitamente. E a livello di qualità, cambia poco il fatto che l’obbligo di rilascio sia previsto solo nell’ultima versione del «cds», decorrente dal 4 gennaio 2007 (e che continua a non prevedere penalità per Acea in caso di inadempienze del numero verde). Nelle conclusioni si sottolinea l’assenza nel contratto di «alcun standard di servizio per il call center, nonostante il parere fornito all’Agenzia in tal senso», e si ribadisce che «le performance non sono state in linea» con il «cds». L’authority invita infine il Comune a recepire «per l’emanazione di linee guida generali in tema di qualità dei servizi telefonici» la recente delibera n. 139/2007 dell’Aeeg («Autorità energia elettrica e gas»). Una disposizione in cui si introducono specifici indicatori e standard di qualità per i call center, con relativi obblighi di misura e registrazione dei dati per le chiamate dei clienti.
COMUNICATO STAMPA
ROMA, BRAVETTA: MUNICIPIO ROMA XVI CHIUSO PER FERIE
AN: “IL CENTROSINISTRA SI DILEGUA MA I PROBLEMI NON VANNO IN VACANZA”
“Chiuso per ferie. Con questa motivazione la maggioranza di centrosinistra al Municipio Roma XVI ha giustificato oggi, ufficializzata nel verbale della riunione dei capigruppo, il rinvio alla prossima settimana della discussione in aula delle gravi vicende del Residence che stanno scuotendo il territorio legittimandolo con l’assenza dei consiglieri ancora in vacanza” è quanto dichiara in una nota congiunta il gruppo di Alleanza Nazionale del Municipio Roma XVI. I consiglieri Fabrizio Santori, capogruppo, Antonio Aumenta, Marco Valente, Bruno D’Ambrogio, Marisa Barbieri denunciano “l’atteggiamento lassista e negligente di un’intera classe politica che si disinteressa totalmente delle vicende di rilevanza nazionale che hanno colpito un territorio dal quale hanno ricevuto un mandato politico di rappresentanza dei cittadini”.
“I problemi e il degrado purtroppo non vanno in ferie e anche i cittadini di Bravetta sono dovuti tornare dalle vacanze in fretta e furia in quanto sono a rischio i loro beni infatti numerose persone continuano a stazionare accampate di fronte al Residence Roma in assetto da protesta, – prosegue la nota – finito lo show mediatico dello sgombero i consiglieri di maggioranza del municipio, l’assessore al sociale e alla sicurezza, mai pervenuto, e il presidente del municipio brillano per la loro assenza: fatti armi e bagagli i professionisti della latitanza sono tornati al mare alla faccia dei problemi e la paura della gente”.
“Riteniamo grave tale atteggiamento che destituisce il ruolo politico che ogni singolo consigliere assume di fronte la cittadinanza come rappresentante, nell’ambito dell’unità del Comune, delle esigenze della comunità del Municipio inoltre un articolo del regolamento impone all’aula di discutere in tempi brevissimi le vicende che assumono una rilevanza di carattere cittadino, – conclude la nota – non si lamentassero questi presunti difensori del decentramento amministrativo se il contesto politico generale di attacco permanente al decentramento cresce in termini di consenso. Alleanza Nazionale fa appello al buon senso dei rappresentanti dei cittadini affinché si assuma un diverso ruolo che possa realmente riappropriare il Consiglio del Municipio delle attribuzioni e delle competenze, garantite dalla normativa, come organo fondamentale di indirizzo e di controllo politico – amministrativo”.
Roma 27/08/2007

