
di Omar Sherif H. Rida - lunedì 27 agosto 2007
Il call center di segnalazioni guasti di Acea? Funziona come quello di Ama: cioè male. Almeno in relazione agli standard previsti dal contratto di servizio stipulato tra la municipalizzata che eroga l’illuminazione pubblica e il Campidoglio e valido, ricordiamo, per il decennio che va dal 1° giugno 2005 al 31 maggio 2015. E a rilevarlo è sempre l’authority comunale per il Controllo e la qualità dei servizi pubblici locali: un organo che sembra sì svolgere correttamente il suo ruolo ispettivo, dimenticandosi però di informare adeguatamente i cittadini circa la propria attività, specie quando i report danno esiti negativi. Già ieri avevamo dato conto del monitoraggio su Ama effettuato da «Cittadinanzattiva-Lazio onlus» per conto dell’authority presieduta da Carlo Leon. Un’indagine - pubblicata on line ma mai divulgata - in cui si evidenziava l’insufficiente funzionamento sia del numero verde dell’azienda comunale, sia dei tempi di ripristino dei disservizi.
Identica, anche in questo caso, la dinamica: rapporto messo in rete a luglio ma senza essere pubblicizzato. Identica la onlus che ha condotto la ricerca sul funzionamento del «call center di segnalazione guasti di illuminazione pubblica nel comune di Roma» (sempre nel periodo giugno 2006-febbraio 2007 e sempre mediante schede di rilevazione dati): «Cittadinanzattiva-Lazio onlus». Praticamente identici anche i risultati, che hanno indicato «diverse criticità». Questi i dettagli del monitoraggio: nell’arco di nove mesi i volontari di «cittadinanzattiva» hanno effettuato 67 segnalazioni di disservizi relativi all’illuminazione pubblica al numero verde Acea, non distribuite omogeneamente nei 19 municipi. Il primo indicatore analizzato è stato il «tempo di attesa»: lo standard tendenziale dei 20 secondi previsto dal contratto è raggiunto solo nel 21 per cento delle telefonate, mentre nel 31 per cento dei casi l’attesa si protrae fino a un minuto e nel 28 per cento fino a 3 minuti. «Tuttavia - si rileva a pagina 10 - l’elemento di maggiore criticità appare l’attesa di oltre 5 minuti nel 16 per cento dei casi, un tempo nettamente superiore a qualsiasi idea di qualità nel servizio». Una definizione forte quest’ultima, e che l’authority non ha risparmiato né ad Acea né ad Ama.
Nel 70 per cento delle segnalazioni inoltre, l’operatore non si identifica al momento di rispondere. Note dolenti anche per l’altro grande item: il rilascio alla fine della telefonata del numero di pratica della segnalazione, giudicato «importante per seguire lo stato di soluzione del problema e per effettuare eventualmente ulteriori reclami». Ebbene, il numero viene fornito spontaneamente solo nel 9 per cento delle chiamate; nel 36 per cento dei casi su richiesta dell’utenza e nel 55 per cento neanche se viene richiesto esplicitamente. E a livello di qualità, cambia poco il fatto che l’obbligo di rilascio sia previsto solo nell’ultima versione del «cds», decorrente dal 4 gennaio 2007 (e che continua a non prevedere penalità per Acea in caso di inadempienze del numero verde). Nelle conclusioni si sottolinea l’assenza nel contratto di «alcun standard di servizio per il call center, nonostante il parere fornito all’Agenzia in tal senso», e si ribadisce che «le performance non sono state in linea» con il «cds». L’authority invita infine il Comune a recepire «per l’emanazione di linee guida generali in tema di qualità dei servizi telefonici» la recente delibera n. 139/2007 dell’Aeeg («Autorità energia elettrica e gas»). Una disposizione in cui si introducono specifici indicatori e standard di qualità per i call center, con relativi obblighi di misura e registrazione dei dati per le chiamate dei clienti.
lunedì 27 agosto 2007
Servizi, «rimandata» anche Acea
martedì 7 agosto 2007
lunedì 6 agosto 2007
L’accusa di Giro (Fi): «La lettera di Veltroni distillato d’ipocrisia»

di Giacomo Legame - lunedì 06 agosto 2007
«Le Asl, la Rai, le istituzioni. Così il Pd cambierà l’Italia». Si intitola così la lettera del sindaco capitolino Veltroni apparsa ieri su la Repubblica. Ma per il commissario romano e coordinatore regionale di Fi, Francesco Giro, «la lettera di Veltroni è soltanto un distillato di ipocrisie e bugie». «Nelle Regioni dove governa - spiega Giro -, la sinistra ha applicato brutalmente lo strumento dello spoil system, come dimostrano la scandalosa vicenda dei direttori generali delle Asl del Lazio cacciati a pedate dalla giunta veltroniana di Marrazzo e poi dopo il ricorso vinto sia al Tar che in Consiglio di Stato, reintegrati e risarciti frettolosamente, o quella del Polo Oncologico di Roma, dove la Commissione parlamentare di inchiesta ha bocciato l’operato della nuova dirigenza». L’esponente azzurro ricorda infine «le epurazioni e le nomine scriteriate fatte dal Comune, come quella dell’importante Agenzia comunale per il Controllo e la Qualità dei Servizi pubblici locali, da dove è stato cacciato il presidente Bernardo Pizzetti colpevole soltanto di aver reso pubblica la sua Relazione annuale sulla disastrosa gestione delle aziende municipalizzate di Acea, Atac e Ama. Il presidente, anzi ex presidente, è stato allontanato dalla giunta Veltroni, e non dai marziani, e sostituito da un professore stimabilissimo ma di sicura fede comunista come Paolo Leon».
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mercoledì 1 agosto 2007
La Cassazione boccia gli «ausiliari»

di Marzio Fianese - mercoledì 01 agosto 2007
«Gli ausiliari del traffico sono legittimati ad accertare e contestare violazioni a norma del codice della strada solo per quanto concerne le disposizioni in materia di sosta». Quindi, se le violazioni riguardano condotte diverse come la circolazione in corsie preferenziali, i cosiddetti «vigilini» non possono fare multe. Questo il contenuto della sentenza 16777 emessa dalla Seconda sezione civile della Corte di Cassazione. Al centro dell’attenzione dei giudici la contestazione di un verbale avanzata da Daniela B., di Roma, alla quale il giudice di pace aveva confermato una contravvenzione per aver circolato in una corsia riservata agli autobus. Nel ricorso la donna rifiutava la sentenza denunciando «l’illegittimità del verbale di accertamento della violazione per incompetenza dell’agente accertatore, perché l’ausiliare può essere delegato dal sindaco unicamente a segnalare violazioni in materia di sosta». La Cassazione le ha dato ragione in quanto - in base alla legge 127 del 15 maggio 1997 - «l’attribuzione degli ausiliari è strumentale rispetto allo scopo di garantire la funzionalità dei parcheggi che concorre a ridurre, se non a evitare, il grave problema del congestionamento della circolazione nei centri abitati». In tal senso il personale dell’Atac ha la competenza nel disporre la rimozione dei veicoli, ma esclusivamente laddove impediscano l’accesso a un altro veicolo regolarmente in sosta, oppure lo spostamento dei veicoli in sosta in seconda fila. La contravvenzione in esame, dunque, conclude la Cassazione, deve essere annullata e il Comune dovrà inoltre pagare tutte le spese di lite.
«Finalmente - commentano Samuele Piccolo (consigliere comunale di An e vicepresidente della commissione Bilancio) e Claudio Casano (consigliere e membro della commissione Urbanistica in XVII municipio) - una sentenza che stabilisce una volta per tutte i poteri e i limiti dei cosiddetti “vigilini” e rimette in discussione tutte quelle multe comminate agli automobilisti al di fuori del divieto di sosta. Soprattutto dopo l’accordo sindacale di pochi mesi fa che prevedeva una sorta di premio di produzione agli ausiliari legato al raggiungimento di un numero stabilito di multe». Sulla vicenda è intervenuto anche il capogruppo di An in XVI municipio, Fabrizio Santori: «Nascondersi vilmente dietro un albero per cogliere in flagrante i trasgressori in un tratto di corsia preferenziale insignificante è pura malafede». La gravità dell’atteggiamento dei vigilini sta comunque nel metodo profondamente scorretto di imboscarsi senza alcuna divisa né segno di riconoscimento». Come del resto prescrive lo stesso codice della strada, secondo cui il principio che muove la sanzione è quello di palesarsi per prevenire le violazioni del codice stesso e rendersi visibili per educare l’automobilista o il motociclista. E gli ausiliari, in quanto sprovvisti di fischietto e paletta, non possono quindi fare contravvenzioni alle macchine in movimento. «Il Comune di Roma - conclude Santori - incassa circa 210 milioni di euro l’anno per le multe. Chiederemo al Prefetto di annullare tutte le sanzioni dubbie elevate dagli ausiliari del traffico, finchè non verrà chiarito il legame che c’è tra i fondi derivanti dalle stesse e la loro relativa destinazione nel piano degli investimenti del Comune». In serata è arrivato il commento dell’assessore capitolino ai Trasporti, Mauro Calamante: «Non voglio esprimere un’opinione prima di aver letto attentamente la sentenza. A parte questo caso, chi passa sulle corsie preferenziali senza averne diritto deve essere multato». Sì, ma non dagli ausiliari.
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lunedì 30 luglio 2007
Trasporto scuola-bus a rischio per 13mila alunni

di Marcello Viaggio - lunedì 30 luglio 2007
A rischio il trasporto di circa 13.600 alunni della scuola dell’obbligo delle periferie romane. Con il bando di gara 6/2007 dei primi di giugno infatti, Trambus prevedeva sul territorio del Comune di Roma il «subaffidamento» in 10 lotti, del servizio di trasporto scolastico per gli alunni della scuola dell’infanzia e dell’obbligo, compresi i bambini appartenenti a comunità nomadi, da effettuarsi con mezzi messi a disposizione dai subaffidatari, per un importo presunto complessivo a base d’asta di 30.600.778 euro. 331 i bus. Tre anni la durata dell’appalto per 331 bus: dall’inizio dell’anno scolastico 2007-2008 fino al 30 giugno 2010. Il bando scadeva definitivamente il 25 giugno scorso. L’apertura delle buste con le offerte, il 23 e 24 luglio, ha dato però risultati sorprendenti. Il lotto n° 10 (XX Municipio) per un totale di 31 autobus, è stato solo provvisoriamente assegnato. Il lotto n° 4 di 28 autobus è in via di definizione, sospeso per verifica dei requisiti dell’aggiudicatario. I restanti 8 lotti (per un totale di 272 autobus) sono andati deserti per mancanza dei requisiti dei partecipanti o astensioni dal presentare l’offerta perché non congruo il prezzo.
Una Caporetto che rischia di lasciare a piedi a settembre oltre 10mila ragazzi. Cosa sia successo lo spiega Carlo Maiotti, titolare della «Gamma Travel» - uno dei più grossi consorzi privati capitolini - che svolge il trasporto scolastico da oltre 7 anni. «Le entrate mattutine previste - racconta Maiotti - vanno dalle ore 6.30 alle ore 9.30 e per diretta esperienza richiedono due-tre tragitti per coprire le varie scuole. Le uscite antimeridiane, sempre su più corse, si svolgono dalle 12 fino alle 15-15.30. L’appalto è stato offerto al prezzo di 194 euro al giorno. Lo stesso servizio, comprendente anche l’uscita pomeridiana dalle 15.30 alle 17.30, al prezzo di 246 euro. L’importo non copre le spese, sono gli stessi prezzi messi a gara cinque anni fa. Il bando non tiene minimamente conto dell’aumento dei costi del gasolio, della manutenzione, del personale in questi 5 anni».
Non è finita. «L’appalto prevede che sarà utilizzato il sistema satellitare Avm per il controllo dei mezzi, con un aumento spropositato delle penali. E c’è la clausola di tenere, per ogni lotto, dai 4 ai 7 autobus di scorta, senza remunerazione». Inutili le proteste della categoria con l’assessorato ai Trasporti: «Il Comune ha il suo ente appaltante in Trambus, che ha dato assicurazioni sulla congruità del prezzo» ha tagliato corto il VII Dipartimento. «Alcuni consorzi, tra i quali “Mobicon”, hanno impugnato il bando al Tar - racconta il titolare della Gamma Travel - che in prima istanza ha dato la sospensiva, poi il 16 luglio ha rigettato il ricorso e dato la liberatoria per espletare la gara”. Andata per nove decimi in fumo. A questo punto Trambus dovrà correre ai ripari e affidarsi alla trattativa privata. Si farà in tempo per i primi di settembre? Difficile. Per migliaia di alunni l’anno scolastico potrebbe cominciare male.
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venerdì 27 luglio 2007
mercoledì 25 luglio 2007
Atac, i debiti e le spese sempre più su

di Omar Sherif H. Rida - mercoledì 25 luglio 2007
Più che un rendiconto economico, il «bilancio di esercizio e consolidato di Atac spa» al 31 dicembre 2006 sembra un indice dei titoli azionari: un serrato elenco di «più» e «meno», con a fianco le relative percentuali, capace di tenere con il fiato sospeso gli operatori. Peccato che a differenza di quanto accade di solito a Piazza Affari, in questo caso i «più» non si riferiscano a valori azionari che schizzano alle stelle per la gioia di chi li cede, ma ad aumenti (del costo del lavoro, degli oneri finanziari, di spese varie) rispetto al 2005 con effetti catastrofici per le già disastrate casse dell’agenzia comunale per il trasporto capitolino, e di riflesso per i romani. Così come anche il segno «meno» (che in Borsa sorride a chi acquista titoli) per Atac indica una serie di performance economiche negative rispetto all’anno precedente. E anche in questo caso quindi, da sorridere c’è ben poco. Questi alcuni dei dati più significativi emersi dal documento di 176 pagine licenziato dalla società presieduta da Fulvio Vento.
Consulenze, servizi e spese legali. La voce «prestazioni e consulenze professionali» aumenta del 27 per cento, superando i 10,8 milioni di euro. Una cifra che stride con i reiterati appelli a diminuire le consulenze esterne da parte di Governo (si pensi all’ultima finanziaria) e giunta comunale. Gli «Altri servizi» - macro-voce che raggruppa i costi per il trasporto e la custodia dei valori, per progetti quali il sistema dei varchi elettronici e lo stazionamento taxi, e per i servizi bancari - evidenziano un incremento di ben il 192 per cento rispetto al 2005 (da 1 milione e 965 mila euro a 5 milioni e 744 mila euro). Le spese legali salgono del 3.286 per cento. Nessun errore: dagli 88 mila euro del 2005 si è passati ai circa 3 milioni del 2006. Una contraddizione pensando a quanto l’Avvocatura comunale gravi sulle casse del Campidoglio.
Costo del lavoro. Altro aumento significativo è quello del costo del lavoro, che sale del 12 per cento. «Un incremento - si legge - da imputarsi agli oneri per il rinnovo del contratto nazionale del personale dipendente». Oneri quali il tasso d’inflazione di circa il 2 per cento su base annua (4, considerando il rinnovo biennale dei Ccnl): percentuali quindi inferiori rispetto al 12 per cento. Ma nella nota integrativa, a pagina 18 si legge che l’aumento in oggetto «è originato principalmente dall’effetto dell’accordo per l’armonizzazione contrattuale del 12 luglio 2006». Quello cioè con cui ai dipendenti «dell’incorporanda Sta spa è stato riconosciuto il trattamento economico previsto dal contratto degli autoferrotranviari». Che non significa proprio volersi adeguare all’inflazione. Tuttavia, i 12 punti in più del costo del lavoro sono da attribuire probabilmente anche a una dis-economica organizzazione e gestione del personale, cui nel bilancio si accenna appena.
Debiti verso i fornitori. Salgono vertiginosamente - come già denunciato da Il Giornale - i debiti di Atac verso i fornitori, che raggiungono i 342 milioni di euro contro i 197 milioni di euro del 2005. Di questi, ben 188 milioni sono quelli verso le consorelle Trambus e Met.ro, che dovrebbero essere finanziate da Atac e che invece faticano ad affrontare la gestione corrente.
Diminuisce dell’uno per cento (ma il segno «meno» non inganni) infine, il cosiddetto «valore della produzione»: una riduzione definita «modesta» da Atac dietro cui si nasconde in realtà un fenomeno dai preoccupanti risvolti (politici prima che economici) per l’intero trasporto pubblico capitolino. Ma questa, come vedremo, è l’altra (succosa) parte della storia.
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Aria inquinata, le centraline battono i record

Ben otto delle dieci centraline della rete di monitoraggio della qualità dell'aria a Roma sono fuorilegge rispetto al limite dei 35 giorni annui di superamento per le polveri sottili. Quattro centraline hanno scavalcato persino la seconda soglia, quella dei 50 giorni annui. È quanto emerge dai dati aggioranti al 23 luglio, diffusi da Arpa Lazio. Il record dei giorni di superamento per le polveri sottili va alla stazione di rilevamento di via... continua...
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martedì 24 luglio 2007
In continuo calo l’«eccellenza» delle tre università capitoline

di Redazione - martedì 24 luglio 2007
L’università della Capitale non piace più. A dire il vero sono un po’ di anni che non se la passa bene e la situazione continua a peggiorare. Almeno a giudicare dalla ricerca pubblicata da Il Sole 24Ore sull’eccellenza delle università italiane statali, rilevata sulla base dei dati del Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario (Cnvsu) e del ministero dell’Università. Scorrendo le varie posizioni infatti, bisogna andare oltre la 35esima per incontrare un ateneo romano. Ma soprattutto, rispetto all’anno scorso, le tre principali università pubbliche romane hanno perso terreno nei confronti delle concorrenti nazionali. Dall’analisi del quotidiano di Confindustria emerge che la qualità universitaria si concentra in Emilia Romagna e in Veneto, ma non nel Lazio. Il polo di eccellenza romano si colloca solo al 36esimo posto, in una classifica di 58 atenei pubblici, ed è quello dell’università di Tor Vergata. «Roma Tre» è al 42esimo e «La Sapienza», l’ateneo più grande d'Europa, per qualità è addirittura tra le ultime, piazzandosi solo in 52esima posizione. Senza contare che rispetto al 2006 il quadro è addirittura peggiorato: Tor Vergata in un anno ha perso 6 posizioni, «Roma Tre» si è fatta superare da ben 7 atenei. «La Sapienza» è scesa dalla casella 50 alla 52.
Per stilare la graduatoria sono stati scelti sette indicatori come il voto di maturità, l’attrattività (numero di immatricolati fuori sede), il rapporto tra numero di docenti e alunni, la dispersione scolastica, i tempi della laurea e l’inattività, cioè gli iscritti che nel corso di un anno non hanno dato neanche un esame. Spulciando tra le tabelle si scopre che «Roma Tre» attira più delle altre romane le neo-matricole eccellenti, quelle che hanno preso ottimi voti alla maturità (29 per cento). «La Sapienza» invece riesce ancora, con la sua fama, ad attrarre il maggior numero di fuorisede (27,6 per cento). Tor Vergata ha la maglia nera per la dispersione: il 6 per cento dei suoi iscritti non riempie i moduli del secondo anno, una percentuale che è doppia rispetto alle altre due università, dove a non iscriversi è solo il 3 per cento. Ma quest’ultimo dato non deve fuorviare: a «La Sapienza» infatti le matricole pagano sì la retta del secondo anno, ma poi non sostengono esami. Quasi il 29 per cento dei suoi studenti in un anno non ha ottenuto neanche un credito. Negli altri due atenei questo dato si aggira intorno al 18 per cento. A concludere il quadro c’è infine il dato degli iscritti che si laureano in tempo. Tor Vergata batte le altre due con un buon 20 per cento. A «La Sapienza» succede solo nel 13,5 per cento dei casi. Neanche il 10 per cento dei ragazzi di «Roma Tre» infine, riesce a diventare dottore nei tempi stabiliti.
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Parte la fronda dei mariniani contro Veltroni


di GIANCARLO RICCIO
Dice Amedeo Piva, vicecapogruppo dell'Ulivo in consiglio comunale ed esponente della Margherita: «Per la guida del Pd sosterrò Enrico Letta. E contesto un meccanismo che impedisce un vero dibattito nel nuovo partito». Gli replica Pino Battaglia, duro e puro dei Ds, capogruppo dello stesso schieramento: «Io, si sa, sostengo Walter Veltroni. In ogni caso, ciascuno si schiera con chi vuole. Non esiste mica una disciplina di gruppo. Però...». Proprio nel giorno in cui il sindaco riceve Giovanna Melandri, Maurizio Migliavacca (entrambi diessini) e lo stesso Letta, il Campidoglio viene (finalmente?) investito dal dibattito sul vertice prossimo venturo del partito unico, prossimo venturo, del centrosinistra. E la carica simbolica del nuovo dibattito - al di là di riflessioni finora espresse solo a bassa voce tra i consiglieri comunali - è tutta qui. continua...
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lunedì 23 luglio 2007
Ifo, dimezzati gli interventi chirurgici

di Antonella Aldrighetti - lunedì 23 luglio 2007
Prove di smantellamento per la chirurgia oncologica dell’Ifo (Istituti fisioterapici ospitalieri). Si è incominciato già due mesi orsono con il trasloco, quasi in blocco, del centro trapianti e si sta proseguendo con il trasferimento degli anestesisti. Avanti di questo passo dell’eccellenza degli Istituti fisioterapici rimarrà soltanto il nome. O quasi.
La situazione odierna del servizio di anestesiologia è disastrosa. Un mese fa, quando ancora era a regime, vantava in organico composto da 16 anestesisti (un primario e 15 dirigenti medici) che garantivano 25 sedute operatorie settimanali.
Dal 16 luglio, cinque di questi medici sono stati spostati presso l’ospedale San Camillo-Forlanini a seguito del trasferimento del centro trapianti del Regina Elena presso un’ala dello Spallanzani. A questi vanno, inoltre aggiunti altri tre specialisti, tra cui il primario, venuti a mancare dopo il pensionamento. La situazione attuale vede quindi l’organico ulteriormente indebolito (esattamente dimezzato), senza peraltro una figura che diriga l’intero reparto.
Ed è naturale che il primo effetto di questa situazione sia l’immediata e drastica riduzione dell’attività chirurgica: un 50 per cento in meno a fronte, invece, di una richiesta di prestazioni assistenziali in aumento. Quanto alle ricadute sull’utenza? «Con questi presupposti è inevitabile l’impressionante dilatazione delle liste di attesa, che ricordiamo - spiegano in una lettera indirizzata all’assessore alla Sanità Augusto Battaglia, i primari di chirurgia dell’Istituto Regina Elena - riguarda pazienti affetti da patologie oncologiche». Inoltre, mentre al San Camillo, malgrado il blocco delle assunzioni votato all’unanimità dalla giunta di Piero Marrazzo e confermato del ministero dell’Economia come misura di ripiano del deficit regionale, sono state concesse ampie deroghe per nuove assunzioni, all’Istituto dei tumori non ne viene concessa nemmeno una. «Ecco perché rimaniamo perplessi dal fatto che - proseguono nella lettera i camici bianchi - il San Camillo abbia assunto già 16 nuovi anestesisti, 5 dei quali provenienti dal nostro istituto e dedicati al centro trapianti dello Spallanzani quando lì, i lavori di allestimento non sono neppure cominciati».
Eppure l’assessore alla Sanità, proprio in occasione dell’annuncio sulla nuova «Nuova centrale trapianti» dello Spallanzani, aveva assicurato il taglio del nastro per luglio. Sì, ma di quale anno non è stato specificato. E sulle specifiche non si è lasciato andare neppur ieri quando Battaglia si è prodigato ad andare di persona all’Ifo per rispondere, de visu, ai primari. Da «radio corsia» però non arrivano buone notizie malgrado l’assessore abbia cercato una soluzione alternativa con il direttore generale dell’Istituto Marino Nonis. Ecco perché sul futuro del reparto è sceso in campo lo stesso comitato del Dipartimento di chirurgia oncologica che oltre a esprimere viva preoccupazione per la gravissima carenza di medici anestesisti punta l’indice su quello che potrebbe essere un destino di abbandono dell’intero Istituto dei tumori senza personale medico e con una grave ricaduta sui pazienti. Tutto ciò a fronte del cospicuo aggravio di spesa da affrontare per realizzare un nuovo centro trapianti quando, in tempi di magra, si dovrebbe tirare la cinghia e non avviare all’epilogo la struttura d’eccellenza.
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venerdì 20 luglio 2007
Metro A di nuovo in tilt e tram fermi

di Daniele Petraroli - venerdì 20 luglio 2007
Le cattive notizie sul fronte trasporto pubblico non finiscono mai. Ieri, per l’ennesima volta, si è bloccata la metro A. Quaranta minuti di stop all’apertura. Servizio fermo dalle 5 e 30 alle 6 e 10, ma i disagi per gli utenti si sono fatti sentire fino all’ora di punta. La causa, secondo il comunicato ufficiale diffuso da Atac, sarebbe «il blocco di un treno depolverizzatore nei pressi della stazione Spagna». Così tutti i treni della linea sono rimasti nei rispettivi punti di partenza mentre gli utenti sono stati costretti a utilizzare le navette sostitutive. In più c’è l’aggravante dell’orario estivo con le corse ridotte.
«Non solo si fermano i treni - ha commentato il capogruppo della Dc alla Regione Fabio Desideri - ma ora anche i mezzi di servizio. Fra un po’ lungo la sotterranea romana gestita dalla società capitolina Met.Ro. si andrà a piedi. In 40 minuti si possono percorrere camminando lungo i binari della tube anche 3 chilometri, cioè la distanza fra Termini e Ponte Lungo. Non si rischia nulla visto che i treni sono fermi, e fa bene alla salute». Una battuta quella di Desideri? Mica tanto. Proprio a piedi, infatti, sono stati costretti a muoversi gli utenti della Roma-Lido mercoledì. Il guasto del trenino tra Lido Nord e Ostia Antica, infatti, è stato risolto brillantemente dai vertici della linea «consigliando fortemente» ai passeggeri di raggiungere la stazione successiva da soli. Sempre mercoledì, poi, blocco di un quarto d’ora sulla metro A per problemi di alimentazione sulla rete elettrica e stop dei tram sulla Prenestina a causa del tamponamento tra il 14 e il 19.
Le brutte nuove di ieri, comunque, non sono finite. Il treno della Fr 6 (la linea che collega la capitale con Frosinone e Cassino) partito alle 17 e 47 si è fermato a Ciampino a causa del malfunzionamento della porte di accesso. Aggiungiamo che il convoglio era stracolmo perché il treno precedente (quello delle 17 e 20) non è partito per un guasto tecnico e che i vagoni era privi di aria condizionata e il quadro è completo. Dentro Roma, invece, la sfortuna ha continuato ad accanirsi sui tram. Un incidente in piazza Vittorio tra una pattuglia della polizia e un automobilista ha impedito nel pomeriggio la circolazione sulle rotaie tra Porta Maggiore e la stazione Termini.
Ma la settimana horribilis del trasporto pubblico non è ancora finita. Questa sera, dalle 22 alle 2, potrebbero esserci dei disservizi sui mezzi gestiti da Trambus a causa di uno sciopero indetto da un sindacato di base degli autoferrotranvieri. Tutti i bus, in pratica, esclusi quelli periferici gestiti da Tevere Tpl, le due linee metropolitane e le tre ferrovie ex concesse, Roma-Lido, Roma-Pantano e Roma-Viterbo.
«La situazione sta degenerando - ha concluso Desideri -. Alla luce dei fatti gli attuali vertici della mobilità capitolina non si sono dimostrati in grado di gestire l’ordinario, figuriamoci l’emergenza. Veltroni oggi (ieri Ndr) è fuori Roma e comunque, assodata la qualità e l’offerta dei servizi, è come se non ci fosse da sempre».
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Urbanistica, l’opposizione non rinunci al suo ruolo

di Redazione - venerdì 20 luglio 2007
Ancora uno scempio in Campidoglio. Con la scusa dell’emergenza alloggiativa si stanno approvando delle speculazioni spesso di natura clientelare. Infatti ben 35 progetti di lottizzazione, detti 167, ossia le case da realizzare con finanziamenti statali e regionali su aree che devono essere individuate dal Comune, sono stati oggetto di votazione nelle commissioni competenti riunite in seduta congiunta e saranno nelle prossime ore discusse in aula Giulio Cesare. C’è da osservare che le aree localizzate per questi interventi sono in variante non solo al Prg vigente, ma soprattutto al nuovo Prg, appena controdedotto in consiglio comunale e che dovrebbe essere approvato in Regione entro marzo 2008. Nelle commissioni non è stato fatto uno studio approfondito del traffico, né ci sono infrastrutture valide per garantire la vivibilità di questi nuovi insediamenti che nasceranno per la maggior parte in zone a verde e servizi o, ancor più gravemente, in zone agricole vincolate. Ricordo che nella filosofia del nuovo Prg invece, le aree agricole erano state considerate come elemento di salvaguardia e di potenziamento degli spazi verdi e il loro utilizzo per edificare viene meno a quei principi basilari sui quali si è fondato il nuovo Prg stesso. L’istruttoria è stata carente, tant’è che non esiste, o non è stata mostrata, una scheda tecnica per ogni singolo intervento, che permettesse di comprendere il tipo di tutela prescritta dal Piano territoriale paesistico, ovvero una descrizione puntuale dei vincoli stessi. Gli uffici hanno infatti illustrato in tutta fretta la vincolistica legata a una potenziale modifica del Ptp che deve ancora avvenire con una legge regionale. Il risultato? Territorio violentato con un sistema di saturazione delle aree libere. Nell’ultima commissione, dopo aver votato comunque contro, ho deciso di abbandonarne per protesta i lavori, soprattutto dopo la vergognosa approvazione dei piani riguardanti l’Infernetto che sarà stravolto e imbottigliato ancor di più di quanto non lo sia già oggi. Ora l’opposizione abbia un sussulto d’orgoglio e dia battaglia in aula senza perdersi in notti bianche. Personalmente farò, come indipendente di destra, il mio dovere con emendamenti e qualsiasi altro strumento anche di ostruzionismo, e mi piace sottolineare la forte opposizione nelle commissioni assieme ai colleghi Visconti (An), Pomarici (Fi), Gasperini e Rastelli (Udc).
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Automobili: la capitale «doppia» Milano

di Redazione - venerdì 20 luglio 2007
Roma batte Milano nell’acquisto di automobili, anzi la doppia. Dall’ultimo dato del 2006 è, infatti, emerso che nella capitale sono state immatricolate oltre 346 mila, contro le 184 mila targate sotto la Madonnina. I motivi dell’incredibile e inarrestabile boom li approfondisce nel fascicolo di agosto il mensile specializzato «Quattroruote», elaborando le ultime statistiche dell’Unrae: secondo i dati di mercato, Roma da sola acquista più vetture di quante ne sono state messe su strada in un anno intero in tutta l’Austria, avvicinando anche Paesi come Svezia, Svizzera, Portogallo e Grecia.
Tre i principali motivi dell’exploit ci sono le sempre più rigide norme antinquinamento, che hanno progressivamente lasciato fuori dalla cosiddetta cinta ferroviaria capitolina tutte le vetture inquinanti, favorendo così un costante svecchiamento del parco circolante, l’imposta provinciale Ipt più leggera, che ha portato le nuove flotte automobilistiche delle grandi aziende e delle società di noleggio a immatricolare nella capitale e il boom economico romano con una maggiore disponibilità all’acquisto.
Da quest’anno l’imposta di trascrizione è stata aumentata del 20% e quindi il boom romano potrebbe subire un rallentamento, anche se il rincaro non riguarda i taxi e le auto a noleggio con conducente. Ma gli esperti prevedono che questa penalizzazione sarà compensata dagli incentivi alla rottamazione per i privati e che il dato finale del 2007 sarà ancora di crescita, oltre le 350 mila unità.
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«Uno scempio al Pincio»

di Michela Giachetta - venerdì 20 luglio 2007
Italia Nostra non ci sta. Pensa che «Roma sia senza tutela e senza anima dal punto di vista urbanistico» e continua la sua battaglia. Lungo l’elenco delle opere in via di realizzazione in città, definite «scempi ambientali», causa di «rovina del patrimonio archeologico della capitale». A cominciare dal parcheggio del Pincio. Ieri l’associazione ambientalista ha presentato un esposto alla Procura, «affinché verifichi la presenza in quel progetto di eventuali violazioni di norme dell’ordinamento giuridico italiano e internazionale». Nel documento viene messo in evidenza il rischio di danneggiamento al patrimonio archeologico, storico e artistico. Si teme, in particolare, che lo svuotamento della collina possa compromettere le rampe ellittiche del Valadier. Per il presidente di Italia Nostra, Carlo Ripa di Meana, l’idea di creare 719 posti auto, sotto la collina del Pincio rappresenta un «crimine contro Roma», che, fra l’altro, «non risolve il problema del traffico nel Tridente, ma lo attira. Siamo ancora in tempo, il cantiere non è ancora aperto. Ci affidiamo alla saggezza delle istituzioni». Nell’esposto si parla anche di un sondaggio archeologico, realizzato dal 27 agosto al 4 ottobre 2004 a piazza Napoleone I, durante il quale lo studioso americano Allan Ceen ha documentato fotograficamente la presenza di una domus romana. In più, Italia Nostra chiede all’autorità giudiziaria di «verificare se è stata rispettata la procedura da seguire per la valutazione di impatto ambientale. Avevamo presentato la proposta di raddoppiare il parcheggio del Galoppatoio di Villa Borghese, ma anche di utilizzare spazi a Valle Giulia». Proposte non prese nemmeno in considerazione da parte del Comune. Ora bisogna attendere la risposta della magistratura. Intanto, ieri, il consiglio comunale ha approvato il progetto che prevede la costruzione del Museo del Giocattolo a Villa Ada, opera per la quale il Comune spenderà oltre 8 milioni e che ha sollevato non poche critiche da parte della stessa Italia Nostra, ma anche del Wwf, i cui esponenti si sono presentati in Aula, per esprimere il loro dissenso. «Il museo non sarà per i bambini ma per i collezionisti, che potranno ammirare 10mila giocattoli provenienti dalla Scandinavia - dice Mirella Belvisi di Italia Nostra -. Lo scegliere una villa storica, poi, appare come un atto di prevaricazione nei confronti dei tanti cittadini che si sono opposti». Il progetto prevede che nel sotterraneo sarà costruita una caffetteria e non i laboratori didattici per bambini, che verranno posti nelle ex scuderie. Contro la delibera approvata dal consiglio, il Wwf e Italia Nostra hanno deciso di ricorrere alla magistratura «per chiedere chiarezza».
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Il Comune si perde gli sgomberati


FRANCESCO DI MAJO
A quanto sembra la politica degli sgomberi, che dovrebbe essere legata ad un'opera di "bonifica" sia territoriale sia di ordine pubblico, sembra piuttosto essere una politica del "piede sul formicaio". Si distrugge un insediamento e gli sfollati lasciati a se stessi, o meglio, lasciati liberi di cercare un altro posto dove mettere su casa abusivamente. Agli sgomberi di quest'ultimo periodo, prodromici all'allestimento dei mega campi, sono sempre presenti le forze dell'ordine e rappresentanti del V dipartimento del Comune, quello che si occupa delle politiche sociali. Entrambe le figure istituzionali hanno il compito di far sì che, da un lato sia ricostituito l'ordine in un luogo dove era venuto a mancare, dall'altro garantire che il cambiamento radicale dello status quo di centinaia di persone non sia troppo traumatico o destabilizzante per la serenità di tutto il tessuto sociale circostante. continua...
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giovedì 19 luglio 2007
Traffico/ A Roma ci sono più auto che in tutta l'Austria

Giovedí 19.07.2007 13:15
Nel 1999 l'ultimo contatto; nel 2000 il primo sorpasso e, adesso, Roma (e la sua provincia) hanno decisamente messo la quinta, doppiando Milano per quanto riguarda il numero delle autovetture acquistate ogni anno. Nel 2006, ultimo dato disponibile, nella capitale ne sono state immatricolate oltre 346 mila, contro le 184 mila targate sotto la Madonnina.
I motivi dell'incredibile e inarrestabile boom li approfondisce nel fascicolo di agosto il mensile "Quattroruote", elaborando le ultime statistiche dell'Unrae; secondo i dati di mercato, Roma da sola acquista più vetture di quante ne sono state messe su strada in un anno intero in tutta l'Austria, avvicinando anche paesi come Svezia, Svizzera, Portogallo e Grecia.
Tre i principali motivi dell'exploit: le sempre più rigide norme antinquinamento, che hanno progressivamente lasciato fuori dalla cosiddetta cinta ferroviaria capitolina tutte le vetture inquinanti, favorendo così un costante svecchiamento del parco circolante; l'imposta provinciale Ipt più leggera, che ha portato le nuove flotte automobilistiche delle grandi aziende e delle società di noleggio a immatricolare nella capitale; e il boom economico romano con una maggiore disponibilità all'acquisto.
Da quest'anno l'imposta di trascrizione è stata aumentata del 20% e quindi il boom romano potrebbe subire un rallentamento, anche se il rincaro non riguarda i taxi e le auto a noleggio con conducente. Ma gli esperti prevedono che questa penalizzazione sarà compensata dagli incentivi alla rottamazione per i privati e che il dato finale del 2007 sarà ancora di una crescita, oltre le 350 mila unità
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«Ama, nessuno disinfetta e lava i cassonetti»


di Omar Sherif H. Rida - giovedì 19 luglio 2007
Ma le immagini dei sopralluoghi compiuti dagli esponenti di An, - dopo aver superato le resistenze di Ama e Campidoglio - hanno evidenziato una realtà diversa. «Dei quattro stabilimenti Ama - spiega Marsilio - dai quali partono le compattatrici per svuotare e pulire i 55.000 cassonetti, quello di Salario non ha compattatrici fornite del sistema di sanificazione a enzimi mentre in quello di Tor Pagnotta le compattatrici per enzimi a polvere ferme dal dicembre scorso. Solo i restanti due - Rocca Cencia e Ponte Malnome - hanno a disposizione un massimo di cinque mezzi forniti del sistema a enzimi liquidi. Ma a Ponte Malnome due su cinque sono in riparazione, e montavano latte di enzimi da 20 litri scadute da tre mesi». Cioè prodotti confezionati nell’aprile 2006 con un anno di validità. A questo si aggiunga che nessuna sanificazione viene effettuata sui cassonetti della raccolta differenziata e che a lavare i cassonetti - come ammettono candidamente i dirigenti dell’Ama nel video - «ci pensa solo il padreterno». Un costo, quello della sanificazione, quantificabile in 12 milioni e 600mila euro annui (Iva esclusa).
Capitolo finale dedicato alle «Kamoto», le Suzuki attrezzate per aspirare le deiezioni dei cani. Due per municipio: questo il numero di motociclette che dovrebbero garantire quotidianamente il servizio. Ma dei mezzi in giro per Roma non c’è traccia. «Ne abbiamo trovate - spiega Marsilio - sedici nelle officine di Tor Pagnotta, ferme da anni, con percorrenze di soli 2 o 3mila chilometri, dove non vengono riparate per mancanza dei pezzi di ricambio». E il conto, per i cittadini, e di circa un milione di euro (per l’acquisto delle moto) più i costi della formazione degli operatori. «In quanto ufficiale sanitario - conclude il capogruppo di An -, Veltroni ha il dovere di intervenire». «Ma qualcuno ha mai pensato - sottolinea Rossin - ai dipendenti dell’Ama, quotidianamente a stretto contatto con infezioni di ogni genere? Appoggeremo tutte le cause per mobbing che verranno intentate». In serata, puntuale, la smentita dell’Ama: «L’igienizzazione dei cassonetti funziona. I costi e l’impatto ambientale dei mezzi sono stati ridotti. Le Kamoto? Su 51 mezzi solo 8 sono in manutenzioni». Appuntamento a «Kill’Ama? Vol. 3».
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«Altra giornata nera per i mezzi pubblici»

di Redazione - giovedì 19 luglio 2007
«Come in un brutto film dove non appare mai la parola fine, ogni giorno lungo le strade romane succede qualcosa. Ma sempre di negativo». Così il capogruppo della Democrazia Cristiana per le Autonomie alla Pisana, Fabio Desideri, commenta l’incidente di via Prenestina. «Un’altra giornata da dimenticare per il trasporto pubblico capitolino - a detta del consigliere regionale -. Dopo quattordici anni di amministrazione del centrosinistra, la cura del ferro ha fatto il “botto”». Desideri punta il dito contro la scarsa trasparenza sui disagi subiti lunedì scorso dagli utenti delle linee di Porta Maggiore, Prenestino e Termini, a causa di un calo di energia che ha causato il blocco totale dei tram nella zona. «Di tutto ciò non si è saputo nulla. L’Atac si è ben guardata dal diffondere una nota esplicativa, di spiegazione e di scuse. Men che meno il sindaco, ormai troppo distratto». Come ulteriore esempio, l’esponente Dc cita la soppressione della linea tranviaria numero 3, stazione di Trastevere-Valle Giulia, «scomparsa dal 2005. Sono trascorsi due anni e il Campidoglio non ha ancora detto una parola».
Al centro del dibattito anche l’inadeguatezza delle corsie preferenziali per i mezzi pubblici. Per il Cesmot (Centro studi sulla mobilità e i trasporti), «la furbizia idiota di un motociclista che, tagliando la strada a un tram, ha causato un tamponamento, mette in luce la necessità di protezioni più decise e fisicamente non oltrepassabili lungo le corsie preferenziali. Servono cordoli e marciatram, e non bastano le semplici borchie». Proposta condivisa dall’Osservatorio Sociale, il cui presidente Luigi Camilloni chiede «più controlli sulle corsie preferenziali». Per il Cesmot, la soluzione al traffico di Roma sarebbe proprio il tram, a patto che si realizzino «nuovi percorsi, nuove linee e maggiori protezioni».
Il presidente del gruppo Misto in Campidoglio, Fabio Sabbatani Schiuma, invita invece a evitare speculazioni politiche sull’incidente. Soprattutto, non bisogna assimilarlo a quello avvenuto qualche mese fa nella metro A, che «fu provocato dal mancato uso della tecnologia, sacrificata per trasportare un maggior numero di passeggeri». «Un piano di emergenza per incidenti e cali di energia» è necessario, per il Codici, a fronte del massiccio afflusso di turisti di questi giorni.
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